10 Novembre 2009

Going in for the kill.

Sostanzialmente e' un problema che credo solo chi ha un'organizzazione impeccabile e una carnalita' razionata potrebbe risolvere. Metto la nebbia di fronte ad ogni pensiero, poi mi lamento della scarsa visibilita'. Sempre facile e' stato vestirsi di una qualunque cultura e assumerne le movenze, tralasciando magari il fatto di somigliare molto a quella bambina che indossa il vestito a fiori della madre facendo finta di fare la spesa. Sappiamo tutti che l'escamotage migliore e' quello di imparare fino al vomito quel paio di frasi e renderne la pronuncia impeccabile, cosicche' la gente possa realmente pensare che sei una di loro. O almeno il paninaro, ecco, quello e' il target. Prima che anche questi suoni entrino con arroganza nell'inconscio notturno accavallandosi magari coi gia' presenti discorsi in americano . Poi l'identita' ce l'hai tripla, e puoi fare l'inglese in spagna, la spagnola a roma e l'italiana a epping. Il divertimento lo trova solo chi ha una mente ritardata come questa, che porta a vivere in un posto sognando di essere in un'altro. Odiando l'accento che ha e promettendo pastasciutte. Perche' mi ricordo che quella carbonara poteva essere meglio ma ho finto che fosse stata la migliore al mondo solo per vederti sorridere scetticamente. E perche' mi piaceva vederti cosi' impegnato in una cosa stupida come la canzone che stavi ascoltando. E adoravo quelle seggioline che si asciugavano con noi sopra al sole della campagna inglese. Quello era il caso in cui mi andava bene essere quella che sono. Senza tutta la finzione che ho costruito nei dieci secondi seguenti. Quindi adesso si, sono in mezzo a parole spagnole andando a cercarmi in testa le coniugazioni, cercando di raccontare quanto sia stata un'idea geniale mettere un'asterisco nella lista delle lingue plausibili che conoscero' nel giro di un mese. Perfettamene consapevole di quanto non me ne freghi un cazzo. Quando me lo chiedono, io rispondo che piuttosto avrei imparato il francese. Poi aggiungo che tu gia' lo sai, tra quel tuo accento britannico solo a tratti e quell'espressione da americano del cazzo che ha visto tutto e gli e' piaciuto poco. Oppure dico che la tivu' la guardo anche se in questo ostello i video sono in repeat, perche' almeno parlano in britannico. Ed e' da li' che mi sale la bile e mi chiedo di nuovo se e' davvero cosi' importante quell'asterisco. E mi incazzo pure perche' le cose arrivano con una facilita' che non merito. Tanto c'ho culo, no?, quel tipo di culo e budella rinomate nelle file di mia proprieta'. Quel tipo di pioggia adrenalinica che senza spiegazione mi ha portato di fronte alla tua porta con una pentola di risotto ai funghi e la promessa che non avrei ti fatto del male.  E basta che aspetti, che la mia fase di bevitrice di mojiti originali ha poca credbilita'. Lo so che non ti ho detto il motivo. E' che mi fa troppa paura il potere che hai di rendere il mondo ridicolo. Se arrivato a New York con Londra in mano prima ancora che io fossi stata capace di capire che sarebbe diventata la mia casa prima del dovuto. Ti sei preso tutte le mie inibizioni, le hai messe sul sellino di un autobus e non me le hai piu' ridate. Volevo l'africa, e ti scorre morta nel sangue come una parentela da rinnegare. Sei nei discorsi della gente con cui divido una cena e nelle rime delle canzoni piu' belle della storia. Sei chiuso nella cantina di un locale e tra le montagne della Scozia, e se ti ho svegliato quella sera era per non averlo fatto il lunedi' che ti sei addormentato sul mio divano. Tutto il male che posso farti e' la declinazione di quello che mi hai messo nello stomaco. Che col tempo si e' spostato per trasferirsi a tempo indeterminato nella zona minata della mia testa. Esatto, quella che quando cerca la prefezione la trova, per sbatterla addosso a chi non la conosce e poi rimescolare tutto. E nel tuo caos prometto di scegliere di essere felice invece che perfetta, anche quando la schiettezza della probabilita' mi fa trovare l'appartamento migliore e la chance giusta che sorprende la gente. Prometto a tutti che amo la tua camera tappezzata di maglie usate a meta' e la tua testa da ragazzino che ha troppo da dare e si rifiuta di farlo. Faccio finta di credere di essere "too cool" e di saper arrivare ovunque, perche' scelgo comunque la felicita'. Che non coincide col quel d'ovunque, ma con il camino che ci vede abbracciati e strafottenti di quello che abbiamo e a cui nessuno crede.

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