07 Maggio 2008

Ed e' solo la fase per la gioia del corteo

Romantiche sono le storie che tornano in mente, quando si evadono le ore di sonno con la perseveranza di chi continua a cercare un qualcosa da fare che non sia quello che dovrebbe. Con quella pioggia che batte alla finestra e lascia lo spazio per l'ennesimo repeat di quella canzone che e' stata vista e sentita in mille modi. E me lo chiedo con costanza quale sia la ragione di tanta contraddizione, cosa faccia contare meticolosamente ogni singola cosa che potrebbe non andare per poi voltare l'angolo e prendere un treno. E dimenticarselo subio dopo. In fondo e' una quesione di memoria, quel tipo di memoria che ho abbandonato da un anno a questa parte. Non lo so 'che hai fatto l'altra sera', non lo so di che colore erano gli occhi di quello, probabile fossero neri, ma probabile che non lo sappia. E' la stessa memoria a cui tra un momento chiedero di andarsene perche certo non contribuisce alle ore di sonno accumulate per notte. La combinazione di lavoro che chiede riscatto e che talvolta chiede spazio libero mi ha fatto tornare coi piedi per terra, lo si sapeva in fondo che da fedele consorte segue il senso di autocommiserazione, come volessi convincermi in un qual modo che ci deve essere comunque quello che ti licenzia e la pagina web che non funziona. Perche' insomma si, e' il corso naturale della vita di ognuno, e tempra lo spirito e rafforza il corpo, suvvia, si tratta sempre del vecchio pianeta blu e marroncino. Stronzate. Lascio che le cose corrano nel verso che piu gli sembra oppurtuno, devota al fatalismo in cui ho cominciato a credere e di cui la mamma si fa convinta promotrice. La sostanziale ragione me la vado a cercare nella convinzione di essere cambiata al punto di riuscire a parlare di nulla per un buon quarto d'ora e dormire per 4 ore alzandomi comunque la mattina, per prendere quel treno che magari per oggi evitero' di vedermi passare sopra la testa. Perche' qua non esistono stagioni e non esistono lancette, e non esistono nemmeno le mezze misure. Semplice e' assistere al passaggio di immagini dal calibro variabile e farsi bastare cinque minuti per tagliare contatti o aumentarne la lista, il tutto seguito da una piccola smorfia sarcastica che ricorda che i cambiamenti si rivelano subdoli e inconcreti. Le mezze misure e i forse e i perfavore sono morti nel momento in cui le giornate hanno smesso di avere coordinate a caso, e quindi si fanno i calcoli di quello che significhi essere sola e lontana, per poi riconfermare che we never change, never. E il punto di questo grande discorso lo trovo tutte le volte che salgo su quel cazzo di manhattan bound L e non riesco a fare a meno di cercarti tra tutte le persone perche' prima o poi ti ribecco, ti ribecco senza ragione come e' stata quella sera, perche' non si cambia mai e io sono sempre la solita che ama e odia con la stessa intensita', e con le stesse movenze a caso che tengo ben piantate qui, nella cavita' della tempia sinistra, per qualsiasi puttana personale o amore intenso della serata mi possa capitare davanti. Well, it seems that time and place have finally come to a point, right? 

 

 

 

 

1 commento

  • CLAUDIA

    dovevodirequalcosa

    Ti adoro.
    Ci passo per caso qui, oggi.
    Ma non per caso ti scrivo. Non ti conosco (o sì)...
    ma ogni parola che scrivi fa vibrare mille corte, da tanta intensità conduce.
    Tu sei emozione, e rabbia e dolore e gioia...e tristezza...e trasparenza.
    Complimenti.
    Scritto il: 07/10/2009 09:58:18
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