06 Aprile 2008

Under my umbrella I'm an accomplished exile.

Ok, nasconderlo non e' proprio il caso. A fare il resoconto di tre mesi in un quarto d'ora certo non e' cosa semplice. Specialmente quando pensandoci non sai proprio quale sia la routine nuova e quella vecchia. E' piu' o meno lo stesso processo di quando chiami una persona che non senti da quel lontano 'ever since..', o di quando ti metti a scrivere una mail, cercando di non cominciare con le solite scuse per il ritardo o le spiegazioni per l'apparente disinteresse, ma si, il cliche' del newyorkese tutto late e tutto busy non si limita ad essere un cliche', quindi davvero, mi piacerebbe ma non ho tempo. Senza farci tanti giri si potrebbe tranquillamente dire che ad essere complicato e' piuttosto pensare a quello che tutti laconicamente definiscono Passato e cercare di buttare su carta una lista di quello che ora e' diverso, come quando calcoli i lati positivi e negativi tra due appartamenti, cercando di non intendere il presente come quello che hai voluto troppo e che ora hai. O meglio, trovare motivi per pensare al Passato. Quello si e' un poco complicato. Cosciente del fatto che ogni mio tentativo di parlare di questo posto spesso falisce miseramente, di solito avvio il processo contrario, e una volta mostrata l'ID al tipo della sicurezza che assicura l'entrata a noi kids della SVA -e che ancora non si e' capito come sia arrivato a chiamarmi buddy tutte le volte che mi vede..- do inizio alla carrellata di cose che per quel giorno potrei raccontare del mio vecchio paese. Il fatto che mi si definisca Storia dell'Arte e Loud and Noisy Girl gia' sembra un inizio, per lo meno aggiunge un buon punto all'essere fieri della propria nazionalita'. Sara' pure, poi pero' le lezioni finiscono e si esce, e fuori c'e' il sole e una marea di gente a union square. Il vecchio paese a quelsto punto diventa veramente troppo vecchio e le cose da raccontare troppo lontante, ma poco importa perche' qua sai disegnare meglio di quanto avresti potuto anche solo immaginare, e la profe te lo continua a chiedere se sei di Fine Arts ma invece no, sono di Graphic Design e adoro quando tento di convincere Ramon a mollare anche lui pubblicita' e Andrew a smettere di bere prima della lezione del sabato. Adoro quando Max dice che sono la sua creazione e che saro' un fenomeno, e soprattutto quando cantiamo a Roy 'deep inside' con gli incubus di sottofondo, adoro Claudia quando impreca in romano e quando mi racconta le tales del logo canal street. E' una questione che dibatti pubblicamente tutte le mattine con la gente della metro, che quarda fuori dal finestrino la grande citta' dove sta andando a lavorare, o a studiare, o chesso'io, e lo sanno tutti che si e' dormito un'ora in meno grazie alle rette dei lontani quartieri che sono considerevolmente piu' basse, quindi poi si prendera' un caffe' to go ai baracchini che lo fanno sempre buono e poi si andra' a lavorare, o a studiare, o chesso'io. E quando il giorno dopo chiama la mamma che religiosamente e nonostante il fuso chiama nelle ore piu' comode glielo si dice che nel posto dove ho appena comprato un libro di anatomia e un'altro sui layouts ho visto un paio di alani che ad occhio sono grandi quanto potrebbe esserlo il mio, che manca da morire. Come mancano le voci di una marea di altre persone che come me sono felici perche' le cose funzionano. E gli dico pure che la cosa divertente dopo lavoro e' vedere la gente che con me sta a meta' tra la stazione piu' bassa e quella normale perche' e' uguale prendere sia il treno 6 che il 4 e il 5, quindi il primo che passa siamo tutti pronti ad assicurarcelo. E l'altra cosa divertente e' fare un paio di calcoli e dirle che dal prossimo mese la retta dell'affitto la pago io, insieme a tutto il necessario per vivere in questa citta' dove non ti stufi mai di vedere quelli del treno L e di bedford avenue che non si capisce come facciano ad essere sempre cosi' fighi e soprettutto perche' non si riesca a trovare un appartamento anche per te nella loro zona, quando invece nella tua ogni volta che si raggiunge la porta di casa e' un sospiro di sollievo perche' gira voce che sia la zona delle gangs e l'aspetto lo sta solo a confermare. Ma ok, anche all'aereoporto si e' capito. Vedere un'amico tornare a casa e vedere te prendere la direzione opposta per tornare nella casa-quella-nuova, si, ha fatto una certa impressione, ma la casa a cui lui fa ritorno non manca, almeno fino al momento in cui ci tornero' io per 20 giorni. Li' sara' difficile dimenticarselo per un'altro anno, ma per lo meno la settimana scorsa si e' deciso che quest'altro anno sara' pieno di corsi e materie incredibili, quindi, off the record, mi accendo una sigaretta e mi sdraio su una panchina. Perche' sostanzialmente ora vivo a Brooklyn, zip code 11207, e non mi sento molto in vena di lamentele. No.  

 

 

1 commento

  • Petitemery

    uh..

    sei sempre tu eh, anche tra i palazzoni..e o so che cammini a testa alta laggiù, e cazzo se sono orgogliosa di te..!

    guarda che quando torni ti fai la full immersion di mery, e magari ci scappa un titanic, o un romeo juliet in english..e ci scappano le lacrime..quindi preparati a sorbirti la tua amica perennemente emo dalla nascita..ti voglio bene yankee..tua merdi
    Scritto il: 07/04/2008 22:52:50
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