10 Novembre 2009

Going in for the kill.

Sostanzialmente e' un problema che credo solo chi ha un'organizzazione impeccabile e una carnalita' razionata potrebbe risolvere. Metto la nebbia di fronte ad ogni pensiero, poi mi lamento della scarsa visibilita'. Sempre facile e' stato vestirsi di una qualunque cultura e assumerne le movenze, tralasciando magari il fatto di somigliare molto a quella bambina che indossa il vestito a fiori della madre facendo finta di fare la spesa. Sappiamo tutti che l'escamotage migliore e' quello di imparare fino al vomito quel paio di frasi e renderne la pronuncia impeccabile, cosicche' la gente possa realmente pensare che sei una di loro. O almeno il paninaro, ecco, quello e' il target. Prima che anche questi suoni entrino con arroganza nell'inconscio notturno accavallandosi magari coi gia' presenti discorsi in americano . Poi l'identita' ce l'hai tripla, e puoi fare l'inglese in spagna, la spagnola a roma e l'italiana a epping. Il divertimento lo trova solo chi ha una mente ritardata come questa, che porta a vivere in un posto sognando di essere in un'altro. Odiando l'accento che ha e promettendo pastasciutte. Perche' mi ricordo che quella carbonara poteva essere meglio ma ho finto che fosse stata la migliore al mondo solo per vederti sorridere scetticamente. E perche' mi piaceva vederti cosi' impegnato in una cosa stupida come la canzone che stavi ascoltando. E adoravo quelle seggioline che si asciugavano con noi sopra al sole della campagna inglese. Quello era il caso in cui mi andava bene essere quella che sono. Senza tutta la finzione che ho costruito nei dieci secondi seguenti. Quindi adesso si, sono in mezzo a parole spagnole andando a cercarmi in testa le coniugazioni, cercando di raccontare quanto sia stata un'idea geniale mettere un'asterisco nella lista delle lingue plausibili che conoscero' nel giro di un mese. Perfettamene consapevole di quanto non me ne freghi un cazzo. Quando me lo chiedono, io rispondo che piuttosto avrei imparato il francese. Poi aggiungo che tu gia' lo sai, tra quel tuo accento britannico solo a tratti e quell'espressione da americano del cazzo che ha visto tutto e gli e' piaciuto poco. Oppure dico che la tivu' la guardo anche se in questo ostello i video sono in repeat, perche' almeno parlano in britannico. Ed e' da li' che mi sale la bile e mi chiedo di nuovo se e' davvero cosi' importante quell'asterisco. E mi incazzo pure perche' le cose arrivano con una facilita' che non merito. Tanto c'ho culo, no?, quel tipo di culo e budella rinomate nelle file di mia proprieta'. Quel tipo di pioggia adrenalinica che senza spiegazione mi ha portato di fronte alla tua porta con una pentola di risotto ai funghi e la promessa che non avrei ti fatto del male.  E basta che aspetti, che la mia fase di bevitrice di mojiti originali ha poca credbilita'. Lo so che non ti ho detto il motivo. E' che mi fa troppa paura il potere che hai di rendere il mondo ridicolo. Se arrivato a New York con Londra in mano prima ancora che io fossi stata capace di capire che sarebbe diventata la mia casa prima del dovuto. Ti sei preso tutte le mie inibizioni, le hai messe sul sellino di un autobus e non me le hai piu' ridate. Volevo l'africa, e ti scorre morta nel sangue come una parentela da rinnegare. Sei nei discorsi della gente con cui divido una cena e nelle rime delle canzoni piu' belle della storia. Sei chiuso nella cantina di un locale e tra le montagne della Scozia, e se ti ho svegliato quella sera era per non averlo fatto il lunedi' che ti sei addormentato sul mio divano. Tutto il male che posso farti e' la declinazione di quello che mi hai messo nello stomaco. Che col tempo si e' spostato per trasferirsi a tempo indeterminato nella zona minata della mia testa. Esatto, quella che quando cerca la prefezione la trova, per sbatterla addosso a chi non la conosce e poi rimescolare tutto. E nel tuo caos prometto di scegliere di essere felice invece che perfetta, anche quando la schiettezza della probabilita' mi fa trovare l'appartamento migliore e la chance giusta che sorprende la gente. Prometto a tutti che amo la tua camera tappezzata di maglie usate a meta' e la tua testa da ragazzino che ha troppo da dare e si rifiuta di farlo. Faccio finta di credere di essere "too cool" e di saper arrivare ovunque, perche' scelgo comunque la felicita'. Che non coincide col quel d'ovunque, ma con il camino che ci vede abbracciati e strafottenti di quello che abbiamo e a cui nessuno crede.

 
26 Ottobre 2008

Come fosse vitamina.

Probably you should stop talking so loud when people are on the phone.
Probably you should stop eating that amount of food everyday because I could fit one of your legs, which is hysterical and makes my worries be pointless when I'm trying to give em sense.
Probably you should be around a little more often and not only when it's dead hour, which implies it is so for me as well.
Probably you shouldn't be calling when you see the busy sign.
Probably i should do what you feel like doing in the moment you feel like doing it.
Probably i should stop blaming myself every once a while, which is usually a week or so.
Probalby i should take those boxes and throw them in a bigger one, and then shut the hell up.
Probably i should work my ass off and pretend i should do even more?
Probably you should be more creative, and get beyond the borders so you can say your work is original and different from everyone's?
Probably i should have asked if i could help him while he was choosing his meal before leaving without taking anything?
Probably i should have washed my hair cause it was possible i could have run into him randomly in the morning?
Probably you should stop referring to him because there's no him, or he his benjo's or anything you can come up with at the moment.
And that's really true, trust me it is true.
Probably i shouldn't find myself in a 6 hours jetleg place cause so i could talk to someone who cares about me after getting back from a shitty job.
Probably you should call me now, and tell me you're in the city with a spare beer.
Probably, no sorry, surely i shouldn't have been so dramatic that day.
Probably i should have said it's fine by me.
Probably you shouldn't crave for reassurement.
Probably you should not listen to that song anymore.
Probably i should get in touch with you again. Or maybe just fucking get rid of the thought of you whenever i get on that train.
So probably that's what i'mma do now. I'm taking off tomorrow, and go grab a coffee wherever this other one might be at. Or if not so, just spend the afternoon looking for him. I got 30 dollars tips, i think i can afford a bit of extra caffeine worth 2 dollars 25. And, who knows, a little bit of self-esteem.
Even thought i should stop believing in fairy tales.
That, for sure, might help me start thinking reasonably.

 
11 Ottobre 2008

Whatever the fuck you want.

Parlami di paesi lontani per un altro giro ancora, dimmi che ci sposeremo in Islanda e che c'e' un biglietto gratis e foravia per l'Argentina. Perche' cederei lo stipendio di un mese per riavere indietro lo sguardo di chi prende e se ne va e minimizza la propria discrezione in termini di qualsiasi tipo. La sera dormo a malapena e chiedo a tutti quelli che vedo se me lo si legge in faccia, quando ti accorgi che le distanze hanno un peso e le decisioni una direzione e lo ripeti con tutto il midollo che ci vuole nelle situazioni, stay strong, christ sake, fucking stay strong. Non e' concesso il non volersi svegliare la mattina, non e' concesso il rimorso e la nostalgia quando sai, di per certo, che non ce n'e' alcun motivo, ne' per il rimorso, tantomeno per la nostalgia. Sara' forse la metro, sai, sara' la strafottente convinzione che la tua felicita' sia legata strettamente ad un bollino grigio con una L bianca ritagliata all'interno, sara' forse quello a far ragionare e dire che gli hipster sono ormai una razza disprezzata e che la fermata Lorimer conserva pienamente il fascino che ha acquisito la bellezza di 6 mesi fa. Sara' forse quel blunt durante the departed che analizza in seguito ad una concatenazione di pensieri elaboratamente raffinati la struttura metrica del tuo loft e i centimetri del mignolo del piede per poi far capire che non c'e' piu' niente di falso, non c'e' piu' niente di simile, niente di sognato. E' la tua realta', e' la lingua che capisci senza mezzi termini, anche al telefono ora, ed e' l'accento che soltanto saltuariamente ti fa passare per russa, e non piu' per italiana, o esotica apparizione dal fascino innegabile, perche' si, entrambi ci sono ancora, ma a chi importa sul serio, questo ancora si deve spiegare.
A casa la descrivo come "mistica fase responsabilmente rivelatoria", data dalla presa di coscienza che le ore di sonno non bastano mai e quelle di svago se ne sono andate del tutto, insieme con la iperrealistica idealizzazione  della 'straniera in paese internazionale'. L'ho ammesso, no?, l'importanza l'ha persa completamente. E completamente se n'e' partita pure la sensazione di delusione, ora si mum, l'affito lo pago sul serio, e check this out, risparmio pure un dollaro al giorno ora, cosicche' il mio progetto segreto-ma-non-poi-tanto diventi realizzabile tra, mmmh, una decina di anni?, quindi si mum, ti sclero al telefono perche' mi fanno male i canini e gli incisivi nella giornata in cui devo progettare 50 loghi al colpo, e lo faccio perche' mi serve uno stay strong da parte tua, e una motivazione, in caso ci scappi. Certo, lo so, imparo i testi delle canzoni per un motivo ben preciso, e quindi mi dico it's just a phase e i'm gonna stay inside for good, e' una cosa che non ho imparato a intercettare, ma funziona in ogni caso, perche' trasmette la mia cognizione in quello che il professore biondo chiama sublime, anche se oziosamente lo potrei anticipare  con lo sfoggio  della mia non poi cosi' profonda conoscenza di kant. Ma allora cristo mami, spiegamelo il motivo per il quale vedo la mia immagine riflessa sui finestrino sotto terra e penso che vedessi una cosi' nello stesso luogo e nello stesso momento, lei portrebbe essere senza problemi  l'immediato oggetto della mia ammirazione, e poi penso a quel costante amore mancato che analizza ogni passo e forma, e cambierebbe tutto dall'inizio alla fine. Ho bisogno di un stay strong quando penso all'amore di una citta' che non guarda in faccia nessuno e lascia soli quando e' il tempo della solitudine, e of course della mistica fase responsabilmente rivelatoria. Perche' la gente a Lorimer la scannerizzo ancora dalla prima all'ultima, e oggi poco ci e' mancato, scappare fuori dalla porta del Marco Polo dopo aver visto qualcuno che facilmente assomigliava a lui, anche se ne sei sicura, non lo era. Spiegalo tu, mami, a frizzy hair, che mi stara' sempre sulle palle perche' non ha un fratello per cui vale la pena lottare. Lottare, ok, non che l'abbia mai fatto sul serio, troppa esperienza a riguardo, e ora devo pensare a me, devo pensare a quello che fa bene a me e non all'anoressico metereopatico di turno. C'hai ragione mami, c'hai rgione sul serio, dato cha parlo di cose che avrei vissuto volentieri, ma non l'ho fatto, e allora chiamami pure mentre mi perdo in bici per andare al lavoro che odio, e dimmi stay strong, christ sake. Fucking stay strong.

 
28 Luglio 2008

Perche' se vivi a New York devi imparare a fottere cervelli, jerk.



Specialmente quando prendi questo treno tutti i giorni alle sporchissime 8 di mattina. Quello che ho imparato io so far e' che se ti piace fottere cervelli, e in primo luogo il tuo, probabile finisci col mandare messaggi ai vicini di casa dicendo i'm done with sleepovers for this weekend. Aggiungendo poi che quello che was supposed to mean e' in realta' nothing that really matters.
Quindi, ringraziamo tutti in coro l'amatissimo cocksucker canarsie local.

 
21 Luglio 2008

oh.











Damn it.







 
30 Giugno 2008

Io non lo so che dire.

O che fare.

So che c'e' qualcosa che si muove nel mio intestino. Qualcosa che mi ricorda di anni e corpi passati. Sara' forse questo il motivo per il quale non lo so che dire.
Sara' forse questo il motivo che mi ha fatto predicare sulla fatalita' senza mai averla affrontata, fino a questo punto.

Io lo dicevo con arroganza che ti ribeccavo. Sicura del contrario. Ma ora l'ho fatto. Ti ho dato la cartina che volevi. E parlato il miglior inglese che ho mai imparato.
Scrivo questo e penso ai dejavouz. Strano, no?.. Saprei darci una spegazione credibile, ma tu da biologo ne daresti una piu' accurata.. Come con quella luna, right?.. Io lo dicevo che non si muoveva, tu dicevi il contrario, e si, si muoveva. Come da ore dicevi tu. Da li' allora mi sono fidata. Come con quegli anni e corpi passati. E tu mi hai guardato di fretta e detto 'Soon.' Che e' probabile abbia tempistiche diverse dalle mie. Ma forse e' una cosa a norma. Italian girl. Argentinian boy. O american, dipende dalle considerazioni.
Faro' come il mio solito. Come il solito di una Italian shy liar proud girl. Ci vuole tanto cosi' perche' ti mandi un messaggio per dirti che sono a due passi da casa tua. Ma no, sono nella mia. Drunk, or on my way, quindi, for christ's sake, no.

Ci si vede il 4, ok?.. Almeno questa e' una sicurezza che ho, molto piu sicura del L train.


Cheers man. Got you..

 
20 Giugno 2008

Tanto per il record.

E' risaputo che le bottiglie di gin liscio finiscono troppo in fretta.


Le sbronze in camera che ne derivano, poi, ancora prima.


Fossi online ora come ora potrei venirmene fuori con frasi mai sentite. Forse e' in assoluto cio' che dovrei fare. Chiedere scusa, per poi rinnegare.
Se ti levassi dalla testa pero', la conseguenza del gin liscio arriverebbe piu' in fretta.

Damn You. 

 
18 Giugno 2008

Poi me lo dici perche' non dormi mai?

Sono a corto di sigarette. Di nuovo. Strano che venga sempre automatico il cercarle in tutti gli angoli e cassetti della stanza, come se la vecchia abitudine di conservare pacchetti quasi finiti per i momenti di secca, tipo zero cash o distributore sotto casa fuori servizio sia ancora valida a ripetersi. Ma gia', ha smesso di esserla nel momento in cui il pacchetto finiva troppo in fretta, e poi si diceva 'ma si.. prossima volta'. Il self-training non e' mai stata una mia grande virtu', no, ed e' comunque da un lato divertente, dal momento che c'era sempre qualcuno a pararmi il culo, a portarmi le birrette nelle domeniche film, a sostenere le telefonate isteriche alle 2 di notte, a tenermi compagnia di fianco all'indistruttibile distributore notturno con una bottiglia di gin e lo sguardo di chi ti adora ma fa finta che non sia vero perche' sei sempre la solita stronza.
Si parlava di Otello questo stesso pomeriggio. Niente di cui interessarsi troppo, in fondo la storia non e' che sia sto granche', ma pensavo che domani faro' una telefonata, tanto per confermare che vivo le storie di proiezioni personali, che avrei potuto rendere concrete, ma si sceglie la strada piu sicura perche' e' quello che Lei mi ha insegnato da quando ha preso un megafono e ha cominciato a parlarci dentro nello spazio che sta tra i due occhi azzurri e un naso storto. Non che si rinneghi, eh, o che si abbia un qualche rimpianto. Sono sempre pronta a tatuarlo sul retro del braccio destro che quei tre giorni sono stati, si, di base i migliori che io possa ricordare, e quei tre mesi, si, di base ancora meglio. E' -di base- da li che ha preso vita la grande concezione dello stato delle cose, che presuppone persone che scazzano, fanno su un paio di valigie e se ne vanno, uno di qua, uno di la, uno la' in fondo, come fanno vedere nei cartoni, con le freccette rosa che fanno il giro del pianeta terra che ha il mare troppo azzurro e la terra troppo gialla. Per quello che puo' riguardare me poi, niente di inaspettato. Da queste bande si ingoiano con costanza facce mai viste e strade da ricordare la settimana prossima, fotografie che non si sa come ma mai le si ricordava cosi' e pezzi di materia cardiaca che probabilmente di te ricordano poco. Per poi ficcare rigorosamente due dita in gola e rigettare tutto nel lavandino, perche' il self-training non e' mai stata una mia virtu' e da domani ho comunque un'altra chance. Chance di fare finta che sia tutto ancora come alle elementari. E quindi ogni tanto smetto di giocare dicendo di essere un pochino stanca e che voglio tornare a casa per la merenda, perche' la mia mamma la fa piu' buona di quella delle macchinette e perche' la mia mamma e la mia casa hanno l'odore rispettivamente di mamma e di casa. E eventualmente di cane taglia cavallo. Ma in conclusione mi si ripropina la solita proiezione personale. Sto giro di quella che racconta che williamsburg in bici di domenica pomeriggio e' bella da morire, e che la vista di manhattan dal roof dell'appartamento nuovo e' stranamente spettacolare. E si, sto giro e' tutto vero e la proiezione risponde alla categoria di Personale Con Un Senso, e se mi sentite dire che a volte mi prende il panico e sento di essermi fottuta quattro anni di vita, che i turni di simpatia diminuiscono tatticamente il tempo di durata, che i tragitti casa-scuola scuola-casa a volte sono strazianti, rispondete va bene, mi fido, va a letto che l'e' ora. Tanto a questo punto se vi dicessi pure che ho un'amico immaginario di nome Hurley probabilmente mi credereste anche. Ci crederei anch'io, d'altronde. E spesso mi capita di farlo. Ma, guarda un po', la grande concezione dello stato delle cose si ostina a dimostrarmi il contrario. Allegramente amplificando la mia parte migliore. Un pelo fake, a volte, ma migliore. Io l'ho detto, williamsburg la domenica e' bella da morire. E il roof del mio edificio lo e' di piu'. E detto tra noi, Hurley, in fondo, e' un gran bel nome.



 
07 Maggio 2008

Ed e' solo la fase per la gioia del corteo

Romantiche sono le storie che tornano in mente, quando si evadono le ore di sonno con la perseveranza di chi continua a cercare un qualcosa da fare che non sia quello che dovrebbe. Con quella pioggia che batte alla finestra e lascia lo spazio per l'ennesimo repeat di quella canzone che e' stata vista e sentita in mille modi. E me lo chiedo con costanza quale sia la ragione di tanta contraddizione, cosa faccia contare meticolosamente ogni singola cosa che potrebbe non andare per poi voltare l'angolo e prendere un treno. E dimenticarselo subio dopo. In fondo e' una quesione di memoria, quel tipo di memoria che ho abbandonato da un anno a questa parte. Non lo so 'che hai fatto l'altra sera', non lo so di che colore erano gli occhi di quello, probabile fossero neri, ma probabile che non lo sappia. E' la stessa memoria a cui tra un momento chiedero di andarsene perche certo non contribuisce alle ore di sonno accumulate per notte. La combinazione di lavoro che chiede riscatto e che talvolta chiede spazio libero mi ha fatto tornare coi piedi per terra, lo si sapeva in fondo che da fedele consorte segue il senso di autocommiserazione, come volessi convincermi in un qual modo che ci deve essere comunque quello che ti licenzia e la pagina web che non funziona. Perche' insomma si, e' il corso naturale della vita di ognuno, e tempra lo spirito e rafforza il corpo, suvvia, si tratta sempre del vecchio pianeta blu e marroncino. Stronzate. Lascio che le cose corrano nel verso che piu gli sembra oppurtuno, devota al fatalismo in cui ho cominciato a credere e di cui la mamma si fa convinta promotrice. La sostanziale ragione me la vado a cercare nella convinzione di essere cambiata al punto di riuscire a parlare di nulla per un buon quarto d'ora e dormire per 4 ore alzandomi comunque la mattina, per prendere quel treno che magari per oggi evitero' di vedermi passare sopra la testa. Perche' qua non esistono stagioni e non esistono lancette, e non esistono nemmeno le mezze misure. Semplice e' assistere al passaggio di immagini dal calibro variabile e farsi bastare cinque minuti per tagliare contatti o aumentarne la lista, il tutto seguito da una piccola smorfia sarcastica che ricorda che i cambiamenti si rivelano subdoli e inconcreti. Le mezze misure e i forse e i perfavore sono morti nel momento in cui le giornate hanno smesso di avere coordinate a caso, e quindi si fanno i calcoli di quello che significhi essere sola e lontana, per poi riconfermare che we never change, never. E il punto di questo grande discorso lo trovo tutte le volte che salgo su quel cazzo di manhattan bound L e non riesco a fare a meno di cercarti tra tutte le persone perche' prima o poi ti ribecco, ti ribecco senza ragione come e' stata quella sera, perche' non si cambia mai e io sono sempre la solita che ama e odia con la stessa intensita', e con le stesse movenze a caso che tengo ben piantate qui, nella cavita' della tempia sinistra, per qualsiasi puttana personale o amore intenso della serata mi possa capitare davanti. Well, it seems that time and place have finally come to a point, right? 

 

 

 

 

 
06 Aprile 2008

Under my umbrella I'm an accomplished exile.

Ok, nasconderlo non e' proprio il caso. A fare il resoconto di tre mesi in un quarto d'ora certo non e' cosa semplice. Specialmente quando pensandoci non sai proprio quale sia la routine nuova e quella vecchia. E' piu' o meno lo stesso processo di quando chiami una persona che non senti da quel lontano 'ever since..', o di quando ti metti a scrivere una mail, cercando di non cominciare con le solite scuse per il ritardo o le spiegazioni per l'apparente disinteresse, ma si, il cliche' del newyorkese tutto late e tutto busy non si limita ad essere un cliche', quindi davvero, mi piacerebbe ma non ho tempo. Senza farci tanti giri si potrebbe tranquillamente dire che ad essere complicato e' piuttosto pensare a quello che tutti laconicamente definiscono Passato e cercare di buttare su carta una lista di quello che ora e' diverso, come quando calcoli i lati positivi e negativi tra due appartamenti, cercando di non intendere il presente come quello che hai voluto troppo e che ora hai. O meglio, trovare motivi per pensare al Passato. Quello si e' un poco complicato. Cosciente del fatto che ogni mio tentativo di parlare di questo posto spesso falisce miseramente, di solito avvio il processo contrario, e una volta mostrata l'ID al tipo della sicurezza che assicura l'entrata a noi kids della SVA -e che ancora non si e' capito come sia arrivato a chiamarmi buddy tutte le volte che mi vede..- do inizio alla carrellata di cose che per quel giorno potrei raccontare del mio vecchio paese. Il fatto che mi si definisca Storia dell'Arte e Loud and Noisy Girl gia' sembra un inizio, per lo meno aggiunge un buon punto all'essere fieri della propria nazionalita'. Sara' pure, poi pero' le lezioni finiscono e si esce, e fuori c'e' il sole e una marea di gente a union square. Il vecchio paese a quelsto punto diventa veramente troppo vecchio e le cose da raccontare troppo lontante, ma poco importa perche' qua sai disegnare meglio di quanto avresti potuto anche solo immaginare, e la profe te lo continua a chiedere se sei di Fine Arts ma invece no, sono di Graphic Design e adoro quando tento di convincere Ramon a mollare anche lui pubblicita' e Andrew a smettere di bere prima della lezione del sabato. Adoro quando Max dice che sono la sua creazione e che saro' un fenomeno, e soprattutto quando cantiamo a Roy 'deep inside' con gli incubus di sottofondo, adoro Claudia quando impreca in romano e quando mi racconta le tales del logo canal street. E' una questione che dibatti pubblicamente tutte le mattine con la gente della metro, che quarda fuori dal finestrino la grande citta' dove sta andando a lavorare, o a studiare, o chesso'io, e lo sanno tutti che si e' dormito un'ora in meno grazie alle rette dei lontani quartieri che sono considerevolmente piu' basse, quindi poi si prendera' un caffe' to go ai baracchini che lo fanno sempre buono e poi si andra' a lavorare, o a studiare, o chesso'io. E quando il giorno dopo chiama la mamma che religiosamente e nonostante il fuso chiama nelle ore piu' comode glielo si dice che nel posto dove ho appena comprato un libro di anatomia e un'altro sui layouts ho visto un paio di alani che ad occhio sono grandi quanto potrebbe esserlo il mio, che manca da morire. Come mancano le voci di una marea di altre persone che come me sono felici perche' le cose funzionano. E gli dico pure che la cosa divertente dopo lavoro e' vedere la gente che con me sta a meta' tra la stazione piu' bassa e quella normale perche' e' uguale prendere sia il treno 6 che il 4 e il 5, quindi il primo che passa siamo tutti pronti ad assicurarcelo. E l'altra cosa divertente e' fare un paio di calcoli e dirle che dal prossimo mese la retta dell'affitto la pago io, insieme a tutto il necessario per vivere in questa citta' dove non ti stufi mai di vedere quelli del treno L e di bedford avenue che non si capisce come facciano ad essere sempre cosi' fighi e soprettutto perche' non si riesca a trovare un appartamento anche per te nella loro zona, quando invece nella tua ogni volta che si raggiunge la porta di casa e' un sospiro di sollievo perche' gira voce che sia la zona delle gangs e l'aspetto lo sta solo a confermare. Ma ok, anche all'aereoporto si e' capito. Vedere un'amico tornare a casa e vedere te prendere la direzione opposta per tornare nella casa-quella-nuova, si, ha fatto una certa impressione, ma la casa a cui lui fa ritorno non manca, almeno fino al momento in cui ci tornero' io per 20 giorni. Li' sara' difficile dimenticarselo per un'altro anno, ma per lo meno la settimana scorsa si e' deciso che quest'altro anno sara' pieno di corsi e materie incredibili, quindi, off the record, mi accendo una sigaretta e mi sdraio su una panchina. Perche' sostanzialmente ora vivo a Brooklyn, zip code 11207, e non mi sento molto in vena di lamentele. No.  

 

 

 
05 Gennaio 2008

Said which way do I turn?

Una cosa certo è sicura. Decidere quanti e quali vestiti portare per un mese e poi quanti e quali farsi spedire per i successivi due e quanti e quali evitare di comprare sia qua che là perchè abbiamo ormai raggiunto un linea dispersiva piuttosto imbarazzante non è cosa semplice, proprio no. Nemmeno è semplice trovare uno spazietto sul letto per dormire un paio d'ore nè evitare che Zoe ci si sdrai con arroganza cercando pure di fare in modo che non lo faccia sulle felpe, e nel tempo libero chiamare all'incirca una decina di persone da salutare.
Ho sempre detto che era tutta una questione di equilibrio, tieni una mela o simile dritta sulla testa, poi aspetti che qualcuno ci spari contro e vedi cosa succede. Se cade da una parte avrai soldi e famiglia, se cade dall'altra aspettative agrodolci e un mutuo a tasso fisso.  Per quanto riguarda me direi che la  mela o simile ha preso direzioni tutte sue. Parte.
L'aver strappato al responsabile un'affermazione più o meno confidenziale, del tipo si, sono sollevato, mi ha forse fatto crescere più di qella stupida stella bianca che scende dall'Arena. Tutto quanto ha, alla fine, funzionato.
Ho sempre detto che certe situazioni vanno evitate a volte. Per una questione di amor proprio e sano tradizionalismo. Ho sempre pensato che non dovevo amare e che avevo trovato il posto da definire mio. Detto che certe cose non le posso fare, altrettante non le merito. Ma quelle che mi portano a cercare appartamenti nel Village me le merito tutte. Che lo trovi oppure no poi è tutt'altro discorso. Strano a dirsi, ma è andata. E mercoledì vado anch'io.
Strano a dirsi. Ho pensato che non ci sarebbe stato niente che mi avrebbe fatto pensare ad ritardare l'attesissimo volo. E per un momento ci ho pure creduto. Strano a dirsi ho pure ritardato l'impostazione mentale organizzativa. Ma in ogni caso, è stato bello, ma non abbastanza. Strano a dirsi non cerco strette di mano accomodanti nè paragrafi illustrativi nè tantomeno discorsi e facce di alcun tipo. La sfera di vetro in cui mi sono mossa per un pò la porterò comunque via perchè non pensavo di averne una talmente bella. Era una cosa a cui non avevo pensato. Ma ora che è più di una parte dello show so esattamente che dire e che fare. Non è nemmeno troppo difficile. Tanto non si cambia mai, no?



Parto.
 
11 Dicembre 2007

Stream down my face, jerk.

Quindi, tutto questo sta diventando particolarmente noioso.
Quindi, la cosa più incomprensibile è come tutte le mattine abbia il coraggio di essere stanca morta e spostare la sveglia fino a mezzora prima che mia madre torni per il pranzo. Yeah, sure, sono sveglia da ore, ma aspetta che provo a dirtelo con l'accento francese, magari sarebbe meglio provare a pensare a un oui, bien sur, perchè prima o poi nell'ordine d'idee ci si deve mettere.
Ed è esattamente la stessa cosa che proverei a dire con un vago tono irritato a quelli là che stanno oltreoceano, ma le mie figure già le ho fatte, e scherzare con il fuoco non sempre risulta divertente.

Quindi si, proviamo ad incrociare le gambe e cercare qualcos'altro da fare per quest'altro giorno inutile, magari potrei convertire i video, già, e accorgermi che è il quinto giorno di seguito in cui mi dimentico di scannerizzare la carta d'identità per quegli americani stronzi, ed è anche la quinta settimana di seguito in cui dimentico di mettere a posto la camera, diametro della quale è ormai probabilmente coperto per l'ottantatrè percento da vestiti semi sporchi e fogli ai quali ho smesso di pensare.

Ho letto e ascoltato vari discorsi, molto molto convincenti peraltro, riguardo al passato e tutto quello che può starci dietro. Mi è anche capitato di parlare io stessa di passato o come cristo lo vogliamo chiamare, cosa che irrimediabilmente mi portato a pensare che forse è proprio sul passato che mi dovrei concentrare. O meglio, su come tutto quanto non sia mai cambiato più di tanto.
Certo, ora come ora riesco a guardare quindici puntate di una mamma per amica in inglese capendo ogni fottuta singola parola, ho ormai superato la prova del nove ragazzi, siamo in carreggiata per la prova del dieci, che anticipa solo quella dell'undici e poi comprendiamo anche i termini medici, siamo right away on the wave, prendiamo il nostro pezzo di carta e facciamo finta di essere nati lì.

Poi, poi mi viene in mente che non ha molto senso fare una prova di questo genere, nessuno ti sta a guardare, nessuno che conti, ovvio, e nessuno può certificare il tuo nuovo confermato traguardo.
E allora si, pensiamo al passato e a tutte quelle frasi finali che si potrebbero facilmente abbinare tra loro e con una scarso sforzo di immaginazione potrebbero anche diventare un discorso. Un pò monotono forse, ma comunque un discorso completo che parla sempre della solita cosa. Pensiamo a lei che è nella grande città e che se tutti voi parlaste con questa persona, se parlaste con lei cazzo capireste che il mondo a volte è bello e che i sogni spesso si avverano. Pensiamo a come il passato non abbia alcun peso, addirittura talmente da farti passare per una piccola trave di marmo che ripensa ad una grande amicizia e non la sa definire, che alza le spalle e che dice Whatever.
Forse se mi concentro trovo qualcosa che si, può essere cambiato. Più sigarette, più espressioni idiote, meno droghe, molto meno alcol.

Uhm, già. Tutto questo sta diventando particolarmente noioso.


 
08 Dicembre 2007

Io non credo nella scienza.

Le playlist di solito risultano monotone e ripetitive, la scelta si stringe sempre a poche fortunate tracce che ripropongono tutto quello che sempre si era conosciuto, con ogni tanto una lieta sorpresa, ma solo ogni tanto. L'arrivo dell'inverno non è mai ufficiale fino al momento in cui non lo si ammette, e contando le linee di una febbre che stranamente ha deciso di farsi viva mandando a fanculo un piano dall'aspetto più che meritevole, penso, e realizzo, che fossi da tutt'altra parte probabilmente la febbre non avrebbe motivo d'esserci. E' il compleanno di zoe oggi. Un fiocco rosa per esternarlo e un sacco di roba da mangiare per festeggiare. Una semplicità che il più delle volte lascia spiazzati ma si è sempre saputo, quello è un mondo dai semplici costumi e dai forti legami. Una vita da cani di merda. E il fatto che a livelli di constatazione la semplicità sia ingrediente di una buona percentuale di movimenti e decisioni fa ridere ridere e digrignare tra i denti un piccolo Fake a intervalli schematici normalmente di  quindici minuti. Prendo una tazza di caffè che da una settimana a questa parte è mutato in nascaffè lungo in tutta la sua formalità e dico si ai giri di parole e alle ripetizioni di playlist. Non so dare spiegazioni, non ho apparentemente nemmeno motivazioni ma quello che di sicuro ho è una svariata serie di volontà e pretese. Soprattutto per quanto riguarda la comprensione di parole che, l'ho ammesso, vanno ovunque fuorchè al punto. Trapianto la puntualità che ho sempre avuto nel sistema postale internazionale, perchè se tarda lui allora ho tutto l'autorizzazione per farlo anch'io. E lo faccio notare per l'undicesima volta, non lo puoi capire quanto io voglia fare quello che devo, non lo puoi proprio capire. Eroe per certi amici e disfunzione per certi sistemi riconosco di aver comunque in mano quello che ho strappato da una troppo fortuita pagina web, peso decisionale di ogni bilancia biologica e non, diciamo pure motivo singolo di ogni mio passo per strada. E' che sono brava a convincermi di quello che mi viene in mente nel momento in cui mi viene offerta  la possibilità anche solo di pensare. Di correre un rischio e buttare giù un paio di muri. Ma ci convivo, ho un'attitudine ai lunghi viaggi e alle fughe decisive. Non lo posso negare, dipende da qualcuno, ma -Fake.- non certo da me.








 
28 Novembre 2007

I know that it is freezing but I think we have to walk..

Nella maggior parte delle volte in cui mi si fosse presentato davanti agli occhi un biglietto bianco candido, probabilmente avrei sguaiatamente risposto ok ragazzi, show off. Cosa che, ora della fine, è anche stata fatta. Quello che mai avrei creduto è in primo luogo che la possibilità che la scala delle sensazioni umane fosse così ampia e in secondo, così fottutamente-artisticamente eterogenea. E non dimentichiamo, del tutto strafottente nei confronti delle tempistiche di qualsiasi tipo e genere. E per quello che mi può rigardare, il fatto di sentirmi debitrice a livello assoluto può suonare tanto cretino quanto scontato. E' che lì funziona così. Ti alzi una mattina, che per molti della tua famiglia è pomeriggio tardo, e guardi negli occhi una donna dall'aspetto strano chiedendoti com'è possibile che la sua stranezza non stia sconvolgendo nessuno se non te e punto e basta. Poi pensi che quell'altra signora alla grocery probabilmente si era svegliata bene perchè oltre allo scontrino ti è stato dato un good day honey dal suono un pelo registrato, si, però, wow. Man mano passano giorni e subway e un tipo grassottello con tutta l'aria del redneck texano ti chiede dove sta tiffany e tu glielo sai anche dire. Sai anche dove sta lo spaccio adidas perchè a soho ti sei persa già un paio di volte e sicuramente non capiterà una terza quindi si, signora bionda, diciamo che abito qua, tre blocks laggiù. E nonostante Mr. Jaime Garcia ti abbia detto che le possibilità, parliamoci chiaro, scarseggiano per ora, e quello che hai visto del tanto sospirato quartiere artistoide non era altro che il quartiere ebreo, ma comunque sei arrivata a quella cazzo di promenade, se la canzone che ascolti dice lights will guide you home, le prime che vedi sono di sicuro quelle del brooklyn bridge. E quando succede davvero, per una spero io coincidenza dall'aspetto un pò sadico, che altro dire. Cazzo, nient'altro, magari un eh vabbè. Lo sguardo si alza un attimo sulla quinta su un cartello in cui minatoriamente e con testuali parole ti dicono di non pensare nemmeno di parcheggiare lì e pensi dio, è il paradiso. Perchè ognuno di loro conserva una non trascurabile dose di nervosismo che spesso sfoderano, poi compensano con un baby buone vacanze anche se non ti ho mai visto prima d'ora perchè oh, si, se vedi qualcuno di cui ricordarti non hai la minima probabilità di ribeccarlo, neanche se scendi alla sua stessa fermata per seguirlo e poi ti accorgi che non sai assolutamente dove cristo sei finita. E l'hai perso, ovvio. E non ha nemmeno più tanta importanza quello che puoi pensare, non conti più nemmeno le parole e lo spazio a disposizione perchè non ci starebbe in ogni caso, e al telefono lo dici a tutti che si, non proprio del tutto, ma sta andando bene perchè ora parli come loro, o almeno quasi, e anche se a settembre quella è comunque, è comunque casa tua.

Quando me na andavo me ne fottevo un pò della pioggia, faceva brillare tutto un pò di più, e l'avrei detto alla britannica che si, quella era una lacrima ma perchè sostanzialmente non sapevo quando sarei tornata, nient'altro, e me lo sono fatto promettere, anche se a poco è servito dal momento che ormai siamo di reciproca prioprietà. E anche se sarà un anno, che sia, è sempre una questione di proprietà. Se ci sarà di mezzo un anno allora ci sarà di mezzo parigi, perchè in effetti, off the record, i prefer to get kissed before i get fucked. E' la solita questione di proprietà.








 
05 Novembre 2007

All the children go grinding their jaws.




E ora.
Si fa un pò come dio comanda.




The sweet smell of their toothless canals and the damn she will break, make an ocean from this lake as they siphon off all our blood. And when Miranda sang everyone turned away used to the noose they obey.



 
18 Ottobre 2007

Fuck.

E non lo dico per presunzione.
Lo dico perchè qua c'è un odore strano e ci sono rumori insopportabili perchè troppo rari.
Lo dico perchè non voglio veder crescere Zoe, e anche se non è vero, se proprio devo farlo lo devo vedere da una webcam.
Lo dico perchè devo ripagarlo di quella domenica passata a spiegarmi come usare photoshop, senza ottenere grandi risultati.
Lo dico perchè Liza aveva ragione, e io voglio pensarla allo stesso modo.
Lo dico perchè non voglio la mery ad una distanza inferiore ai 6500 km, perchè fossero meno saremmo il doppio irraggiungibili.
Lo dico perchè devo dimostrare che il caffè americano non è poi così male.
Lo dico perchè devo piangere per una sola ragione. E non per due, o tre, o chessò io.
Lo dico perchè è da agosto scorso, agosto.
Lo dico perchè quella è casa mia.
Le strade sono mie.
Lo sono pure le metropolitane.
Lo dico perchè sono il genio delle scuse.
Lo dico perchè so la loro lingua molto meglio di quanto possano pensare.
Lo dico perchè mia madre dice che è il mio fottuto legittimo posto.
Lo dico perchè ho imparato che le cose meritate non arrivano mai nè al momento nè nel modo giusto, ma questo non è il mio caso.
Lo dico perchè ho imparato a pretendere ciò che mi spetta, e questo è il mio cazzo di caso.
Ed infine, io dico che è il momento di piantarla con le stronzate, sfoggiare un prestigioso dito medio e alzare i tacchi.
Subito.


Fuck.



 
16 Ottobre 2007

I'm begging, please. Please. Please.

 
11 Ottobre 2007

This is getting colder, cold and wet.

Ok. Ci sono persone che se ne vanno in giro come farfalline.
Ce ne sono anche altre che le farfalline probabilmente ce l'hanno in testa.
E poi ci sono io, che non so come funzioni tutta questa grande cosa.
Arrivata al punto in cui non mi resta altro che preparare un piccolo corollario da dimostrare nell'ambito di una teoria formale e da regalare un pò in giro a caso, quello che mi limito a fare si divide dal mi siedo un secondo al lasciami stare che sto pensando.
Solo chiedo come sia potuto andare sempre in questo modo, no no, non ne ho bisogno, non ti preoccupare, suoniamo questo fine settimana, ti mando questo messaggio informale, e poi si charlie, la mia vita è cambiata tanto da quel momento, ma come puoi ben vedere non l'ho dimostrato troppo, piuttosto prendiamo un paio di birrette che al ritorno non guido io, non c'è problema, anzi, prendi un gin tonic, e fatti un paio di risate con l'altro deficiente che è partito e non torna neanche se lo preghi in ginocchio ma non è un problema, siamo tutti felici per lui e ce lo immaginiamo bene in mezzo ai cinesi che fanno i voli e tirano i calci facendo anche magari urletti strani, quelli che faceva lui mentre cantava li preferivamo ma va bene lo stesso, charlie charlie, quanti cuori hai infranto, gli altri stasera hanno le prove, e anche se può sembrare prestigioso avere come amici tre gruppi rispettivamente hardcore, ska e alternative noise fa calare di molto le probabilità di conciliazione, ma ci si accontenta, insomma si cazzo, si gira la testa di una decina di centimetri, si mette un punto a caso e  si ricomincia a caporiga. Non c'è nulla di difficile.
Fino al momento in cui vi prego, le birrette le prendo io ma piazziamoci a casa di qualcuno che vi voglio almeno in un paio, perchè siete carini da vedere assieme, metti pure il disco che vuoi, i miei li ascolto dopo, non ho niente, tranquillo, è solo un pò di tristezza e no, non sto ricociliando, è che mi sa comunque da strano, e faccio un pò fatica a chiedertelo ma perchè mi sa un pò da bugia e allora aspetto che me lo chiedi tu, e Tuz, lo so che è difficile, ma capisci, è un open space!, in ogni caso stasera al concerto non ci voglio venire perchè non so neanch'io quante sono le cose che ho da fare che ovviamente non faccio mai, ma ieri mi è venuta un pò una crisi e ho pianto un pò, si, proprio io, però poi non lo dico a nessuno eh, fammi il favore di sbrigarti con quelle prove che non è che se non ci sei io non esco ma è che ci devi essere anche tu, e cosa cristo faccio, voi avete le vostre vite e io sono fiera di questo, vi vedo per strada, vedo denni abbracciato a nora sotto casa e sono fiera di loro, fiera che scri suona ancora, andate d'accordo assieme in casa, sembrate una piccola famiglia disastrata con tre gatti e la domenica con la playstation lo vedi scri, non sono capace ma avrei dovuto giocare a calcio forse, non so come faccia ad avere così tante cose da raccontare, e quando lo fa non puoi non ascoltarlo perchè è così impressionante, e non era sbronzo quello sera, non ancora almeno, era allegro ma comunque dai, ti vado a prendere un montenegro così ci sbronziamo assieme, assieme, vi prego, assieme e come se nulla fosse, e se il punto ci deve essere, mettiamocelo in un posto non a caso, perchè poi non lo becchiamo più, non lo becchiamo più e poi a me vengono le crisi. E mi tocca prendermi l'epiteto di moretta ciuffo, ma va bene lo stesso, perchè parto il 14, e mi va bene l'epiteto, mi va bene la sbronza, mi va bene la domenica, bacio grande eh, non ve lo mai dato cazzo, mai mai, a voi che siete tutti per i cazzi vostri e vi si prende a rate, ma un bacio grande. Un bacio grande.






c.
 
26 Settembre 2007

Ancora aspetto novità, Mum.

Già lo avevo capito che ogni cosa che vedevo avrebbe velocemente scalato la lista delle Cose-Che-Ti-Lasci-Dietro,-Stupida. E' che me l'ha detto al telefono, nel modo che mai più amerò a tal punto, così l'ho sentito, o meglio, ci ho provato, dato che la mano tremava e muoveva un pò troppo la cornetta. E' che ora mi devo mettere seriamente in coda. Sono stata graziata da un ciao detto con la A che sembrava una E, abbastanza buffa come cosa, è che io non ho riso tanto. Fate, or somenthing better, I could care less.
Mi sono progressivamente lasciata andare all'emotività, ho sentito Bert blaterare qualcosa riguardo leaving behind everything you love e ho pensato che aveva ragione. Poi ho pensato che sarebbe stato carino spiegare a Mr.Jaime Garcia che sto leggendo un libro sul collezionismo, ma ho realizzato che grammaticalmente la cosa sarebbe stata un pò complicata. E soprattutto sarebbe uscità dai miei parametri di probabilità.

Mi sono fatta carico di tutta l'arroganza e indifferenza di cui mi posso capacitare, e mi sono tappata le orecchie tantissimo. E' che poi è finito tutto sulla pancia di Zoe che per un momento ha avuto una strana paura di me. Non ho pianto, anche se quasi, e le ho chiesto scusa in una lingua che lei probabilmente non avrà compreso. Come probabilmente non avrà compreso il motivo per cui lei sia diventata il destinatario di ogni mia reazione più o meno esplicita. Oggi le ho spiegato, ma sempre in quella lingua che probabilmente non ha compreso.

E che sia poi Lei quella cosa che mi mancherà di più non lo posso certo dire, perchè ce ne sono, e la maggiorparte di loro pesa troppo. Un pò come il suo sguardo caldo e incazzato, che ha già in sè riflesso l'aereo che mi porterà via da lei. In quel posto in cui non si sa muovere, nemmeno per chiedere informazioni.

Mi sono ritrovata a pensarci un'altra volta. Non dorme mai. Perchè la sua città non dorme mai.
Ci ho pensato un'altra volta, seduta ad un telefono pubblico, alla segreteria. E te l'ho cantato,
You are my sun shine, my only sun shine......





 
10 Settembre 2007

Domandami come e quando.

Sai, qui è dove tutto ha un inizio e una fine, qui dove le costole si muovono e dove conto i movimenti di un respiro a volte troppo veloce. Dove nascono nuovi personaggi, quelli che a volte si ostinano a restare chiusi nella punta della matita. Qui è dove decido di cantare la stessa canzone per ore, anche se tu mi fai tacere o abbassare la voce con qualcuno di fronte. E' qui dove chiedo a persone lontane di tornare da me, e sempre qui dove, quando lo fanno, qualcosa si scalda. Qui dico scusa, da qui porto sorrisi concreti e sempre qui raccolgo tutti gli altri. Qui modello espressioni tristi e stanche e mi fa ridere quando vedo che non riesci a spiegartene il motivo dal momento che non sono presenti cause scatenanti o circostanze favorevoli. Ed è divertente, si, mi fa ridere quando vedo che non sai come controllare il risultato di un tuo progetto, quando non ricordi se era quello il tasto giusto o se era tutt'altro programma. Quando non trovi la strada di casa. Quando non capisci che dice la gente per strada.

Sai, eri bella. Ti guardavo da lontano e pensavo che eri bella. Bella da morire. Ho voluto il passato, poi.

Ma sai, qui è dove tutto ha un inizio e una fine.
La sicurezza sta quando dici che tutto quello che saremo sono scuse, sta nel diametro delle cosce, nelle parole contorte, nei miei occhi di fronte alle labbra di ognuno di voi, nelle misure perfette di un corpo fittizio, nello spazio che sta tra lo sterzo e il volante.




Ti porterò sempre con me, mentre continuo ad respirare, perchè è per te, Mind, che do un senso ad ogni immagine che vedo.





 
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